Nel piano di riforma del mondo dell’istruzione che il governo ha presentato alcune settimane fa, una parola ritorna con insistenza nelle slides che illustrano l’insieme di linee guida che vanno sotto il nome dell’(autoproclamatasi) “Buona scuola” del premier Renzi e del ministro Giannini: valutazione.
Dietro alle ingannevoli promesse di maggiore trasparenza e di merito con cui la questione della valutazione viene posta tra i pilastri della riforma, però, si celano in realtà esigenze di controllo e gerarchizzazione.
D’altronde l’uso della valutazione come forma di potere asimmetrico e ricattatorio non è certo una nuova introduzione a firma Renzi&Giannini. In questi anni abbiamo avuto più volte modo di ragionare sull’uso di questo dispositivo all’interno del mondo della formazione, non solo nei termini della sua applicazione quotidiana e maggiormente visibile (quella della valutazione delle performance degli studenti), ma anche della creazione di nuovi strumenti di controllo che mirano a schedare e controllare tutto ciò che si muove all’interno del mondo della formazione. È il caso, ad esempio, delle prove INVALSI, oppure di agenzie come quella dell’ANVUR che si occupano di stilare vere e proprie classifiche tra istituti e atenei di serie A e di serie B.
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mercoledì 24 settembre 2014
giovedì 4 settembre 2014
La buona scuola di Renzi e Giannini
Dopo i rinvii e le incertezze del Consiglio dei Ministri della scorsa settimana, che aveva rimandato la discussione sulla riforma della scuola a data futura per dare precedenza a quella sulla giustizia e al decreto "Sblocca Italia", ieri il governo Renzi ha infine presentato il piano con cui intende mettere mano al mondo della formazione.
Un documento di 136 pagine, o meglio di 136 slides tanto care a Renzi fin dal suo insediamento, per dare al tutto una verniciata di "novità", accompagnato da un imbarazzante video in cui il premier presenta con trasporto e toni da consumato teatrante i piani del governo per il mondo della formazione. Non chiamatela l'ennesima "riforma della riforma" ci avverte Renzi, bensì una "rivoluzione" (sic).
La mossa del governo dopo i primi tentennamenti, comunque, sembra quella di provare a prendere tempo, annunciando in pompa magna la ristrutturazione della scuola sul finire dell’estate ma rimandando la discussione reale del decreto a gennaio, con la scusa di costruire una riforma “partecipata” da tutte le sue componenti.
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