Articolo tratto dalla fanzine universitaria autonoma Rise Up
E’ passato ormai più di un anno e mezzo dall’inaugurazione del nuovo
campus Luigi Einaudi di Torino, una struttura sulla quale da subito
abbiamo preso parola interrogandoci innanzitutto sul rapporto tra il
dispendio non proprio trascurabile che la struttura ha comportato (si
parla di 135 milioni di euro) e la sua reale fruibilità e adeguatezza
alle esigenze della popolazione più numerosa che ogni giorno lo
attraversa, quella studentesca.
Sgombriamo subito il campo da
possibili fraintendimenti: come abbiamo chiarito fin da subito, non ci
interessa certo sviluppare una critica a priori rispetto alla
costruzione di un nuovo campus. Chi frequenta l’Università di Torino da
qualche anno difficilmente rimpiange gli spazi fatiscenti e inadeguati
che caratterizzano strutture come Palazzo Nuovo o l’ex palazzina di via
Plana che prima ospitava la facoltà di Scienze Politiche e sa bene come
la mancanza di spazi sia tuttora un problema.
Tuttavia, il lavoro
che abbiamo portato avanti in questi mesi ci ha permesso di costruire
un discorso più approfondito rispetto al CLE che crediamo non possa
essere slegato da una riflessione più generale sul modello di università
che viene oggi proposto e la direzione verso cui tende.