giovedì 29 settembre 2016

Oroboro pt.1 - Stato neoliberale: those lazy italians!

"[...] Del keynesismo essi hanno sofferto solo il fallimento 
senza apprendere le cause di questo,
della libertà del capitale condividono
 la rabbiosa volontà di soppravvivenza. [...]"
"Ogni Stato è una dittatura."
 "I farmaci macroeconomici somministrati dalle banche
centrali, più che medicine,
sono antidolorifici ad alto tasso di dipendenza.
Più simili al Vicodin che agli antibiotici, insomma."

In questo primo capitolo abbiamo intenzione di proporre alcuni spunti di discussione riguardanti l'organizzazione dello Stato italiano e le sue trasformazioni. Inizieremo questo percorso con una contestualizzazione dell'evoluzione storica e di fase. In seguito proveremo a leggere alcune linee di tendenza che, aperte ormai da tempo, iniziano a compiersi definitivamente sui nostri territori (neoliberismo, cessione di sovranità, spiccata autonomia del politico, riorganizzazione autoritaria dello stato ecc... ecc...). In questo senso inseriremo il discorso sul referendum costituzionale dell'autunno, cercando di approfondire uno sguardo di parte capace di cogliere le tensioni nella società rispetto a questi progetti. In una seconda parte che pubblicheremo successivamente affronteremo nello specifico alcuni focus: il rapporto tra moneta, finanza e stato, la ricaduta della governance sui territori e lo scontro tra i poteri dello stato.
L'obbiettivo che ci poniamo è quello di consegnare alcune ipotesi di lavoro che non si rinchiudano nella descrizione piana dell'evoluzione dell'organizzazione delle istituzioni, ma che ci permettano di cogliere alcuni punti di frizione, linee di tendenza e criticità dell'agire dentro il contesto che abbiamo davanti.

martedì 12 luglio 2016

Oroboro - Alcune note sparse sui tempi che viviamo

Oroboro
Alcune note sparse sui tempi che viviamo


Introduzione - Prima che l'inverno arrivi

Siamo disorientati. La velocità del susseguirsi di eventi, informazioni e mutazioni della realtà ci lascia sempre più spiazzati. L’impressione è quella di essere fermi ed attoniti, mentre attorno a noi scorre una temporalità incredibilmente accelerata che fatichiamo a comprendere. In un eterno presente - senza storia e dunque punti di riferimento - è difficile cogliere un orizzonte.

La quotidianità sorge e si esaurisce in una cornice di eventi spesso mediatizzati, in apparenza scollegati e frammentari, riportati senza nota di causalità e consequenzialità.
Gli scenari inediti che ci troviamo davanti, spesso rendono inutilizzabili gli strumenti di interpretazione del passato e ci vedono in enorme difficoltà nel costruirne di nuovi.
Ammesso ciò, con questa serie di scritti che vi proporremo a puntate, abbiamo l’intenzione di ricollocarci nel tempo con uno sguardo non incerto ma domandante, con la ferma volontà di sviluppare delle ipotetiche mappe con cui riorientarci e agire nei conflitti che attraversano la società.

giovedì 7 luglio 2016

Quando la libertà è la prima cosa bella...

Su "La Stampa" di oggi è apparsa una lettera che il regista Paolo Virzì indirizza ad Eddi, nostra compagna e amica, che da ormai tre settimane ha deciso di non farsi trovare dalla Questura e dalla Procura di Torino, perché sarebbe stata sottoposta agli arresti domiciliari con tutte le restrizioni. Siamo contenti che una personalità dal forte risalto mediatico abbia deciso di esprimere sconcerto riguardo alla pesante situazione di repressione del dissenso da tempo in atto a Torino e in Val Susa. Tutta questa attenzione mediatica e un pò personalizzante, ci spinge a raccontare con forza una condizione che invece è di tante persone che vivono queste ingiustizie ogni giorno.
Da mesi portiamo avanti una campagna per la libertà di tutti e tutte e contro l'abuso di arresti e misure cautelari per reprimere il dissenso nella nostra città e non solo.
Quest’ultima vicenda giudiziaria che ha coinvolto, con Eddi, altre 19 persone sfiora i limiti del ridicolo.

giovedì 23 giugno 2016

Fermare i No Tav: studenti sequestrati, ricercatrice condannata

Martedì mattina, per ordine del giudice che ha accolto la richiesta del pm Rinaudo, a più di venti appartenenti e solidali al movimento No Tav sono state notificate altrettante ordinanze di misura cautelare, che vanno dall’obbligo di firma giornaliera alla pg agli arresti domiciliari con restrizioni. Contemporaneamente, due giovani studenti universitari, Vincenzo e Lorenzo, presenze generose e costanti all’interno del movimento notav, venivano sequestrati per ordine del medesimo pm e trasferiti in carcere in condizione di totale isolamento, con lo specifico divieto di comunicare con il proprio avvocato. Vincenzo e Lorenzo sono stati letteralmente sequestrati: prelevati dalle loro abitazioni, portati via senza che nessuno si preoccupasse di informare le famiglie sulle sorti dei rispettivi figli. Non hanno potuto parlare con l’avvocato, né questi andare a colloquio con loro; è probabile che non siano stati neppure informati delle accuse a loro carico e che non abbiano potuto ricevere telegrammi. L’operazione che ha portato al sequestro dei due giovani studenti è congiunta a quella della stessa mattina, che ha visto più di venti notav posti sotto misure cautelari.

domenica 12 giugno 2016

Università di classe, la conferma nei numeri

È di questi giorni l’articolo de La Stampa che riporta, nero su bianco, i dati che ci raccontano la provenienza sociale degli iscritti all’Università e al Politecnico di Torino. Numeri che confermano non solo la disparità tra classi deboli e forti nell’accesso agli studi accademici, ma anche il costante acuirsi di questa tendenza. Il quadro che possiamo ricavare da queste informazioni è, infatti, quello di una popolazione studentesca che vede un calo degli iscritti nella fascia ISEE 20-30mila, a fronte di un aumento dei già più numerosi iscritti nella fascia oltre gli 85mila. 

In particolare nell’Università di Torino, in contrasto con gli attuali 22.000 iscritti della fascia ISEE oltre gli 85mila, troviamo soltanto 16.000 studenti riconducibili alla fascia 20-30mila. Proprio questa fascia intermedia sempre più esigua, che raramente garantisce un accesso sicuro ad agevolazioni e a borse di studio per reddito, ci rimanda l’immagine di una classe media impoverita che ha sempre meno accesso a quel welfare residuo inesorabilmente sacrificato. Siamo, dunque, di fronte a un fenomeno che ci parla di una crescente polarizzazione sociale, effetto della crisi permanente (che possiamo nondimeno riscontrare anche in altri ambiti come la sanità).

giovedì 2 giugno 2016

Messico, maestri in piazza contro la Riforma Educativa. Intervista ad A. Cegna

In Messico ormai da alcune settimane prosegue la mobilitazione dei maestri contro la cosiddetta Riforma Educativa varata dal governo di Pena Nieto.

Si tratta di un provvedimento che in realtà ha poco a che fare con l’educazione in sé ma che riguarda piuttosto il mondo del lavoro e le regole contrattuali legati alla sfera educativa. La riforma introduce infatti un nuovo sistema di valutazione in base al quale tutti gli insegnanti devono sostenere un test, identico per ogni grado dell’istruzione, con il quale lo Stato valuta la loro preparazione. Sulla base del risultato verrebbero poi erogati stipendi, orari e contratti differenziati.

sabato 16 aprile 2016

Ancora su Anvur, VQR, scadenze... e altre creature leggendarie

SABATO MATTINA 

o di come le misure cautelari ci obblighino a pensare anche nel uicchènd


Conosciamo ormai a memoria il mantra che da mesi ripetono Renzi e Giannini; la valutazione e la meritocrazia renderanno evidente che il Made in Italy è ancora una garanzia e che c'è anche un Brain in italy! Insomma, 'sto Paese è pieno di menti brillanti e di università meravigliose, è solo che ci sottovalutano, facciamogli vedere che siamo una squadra fortissimi! Scende in campo l'Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca!
(citazione liberamente tratta da una miriade di dichiarzioni pubbliche)

Ad oggi però sappiamo anche che da dentro l'università qualcuno risponde con altre parole, è difficile sentirle ma se Matty e Jenny stessero zitti un attimo suonerebbero più o meno in questo modo:
se è per finire a lavorare così, noi non lavoriamo, già da ora.