Expo,
nella sua eccezionalità di grande evento, ci si palesa come modello di quelle
linee direttrici che il governo Renzi ha sempre cercato abilmente di camuffare
dietro la retorica del progresso; con la presentazione di Expo come occasione
necessaria e imperdibile ci stanno di fatto imponendo come normalità
l’applicazione di ulteriori e più approfondite misure di stampo neoliberista
con cui vorrebbero rispondere alla crisi finanziaria ed economica.
In
questo scenario il ruolo che assume il lavoro volontario e quindi non
retribuito è emblematico. I 18.500 volontari che lavoreranno nell’arco dei 6
mesi di esposizione corrispondono infatti ai tre quarti del totale di unità
lavorative impiegate per Expo. Ciò è reso possibile da quell’infame accordo
siglato nel luglio 2013 tra i sindacati confederali e il comune di Milano. Se
leggiamo questi dati inserendoli nel contesto generale del mercato del lavoro,
che tende ad una diffusa precarizzazione - già legalizzata sul piano
legislativo dal Jobs Act - si esplicitano gli intenti politici che stanno
dietro a queste manovre: nutrire di forza lavoro gratuita le grandi imprese e
fondazioni sempre in cerca di un bacino a cui attingere acqua.

